Il diritto di uccidere – Eye in the sky

La domanda non è da poco: quanto vale una vita umana? Se non è pensabile attribuirle un valore economico, non è nemmeno semplice darle un valore puramente quantitativo: cento vite valgono più di una? A questo quesito si trova di fronte un gruppo di militari e politici quando deve decidere come fermare una cellula terroristica pronta a organizzare un attacco suicida in un centro commerciale di Nairobi. Gli uomini sono tenuti sotto controllo da una serie di droni che li osserva in ogni movimento e permette ai militari di predisporre un attacco missilistico da lontano.

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A dirigere le operazioni il colonnello inglese Katherine Powell decisa a intervenire senza troppi scrupoli. Ma l’operazione prevede il coordinamento di più alleati, con tanto di scaricabarile burocratico, per evitare di prendere una decisione che possa essere politicamente sconveniente. Il luogo dove i terroristi si stanno organizzando confina con il mercato della città e una bambina rischia fortemente di rimanere uccisa quando l’attacco verrà sferrato. Se il colonnello Powell non ha dubbi al riguardo, il più giovane e sensibile ufficiale Watts, che materialmente dovrebbe premere il grilletto per far partire il missile, ha una crisi di coscienza e tenta in tutti i modi di fermare quello che di fatto potrebbe portare alla morte della bambina. Allora qua non siamo più in guerra, stiamo commettendo un omicidio. Oppure no, e stiamo salvando tante altre vite che morirebbero quando l’attentato terrorista sarà compiuto? E, comunque sia, come avviene da sempre in ogni guerra, anche quando pensi di fare la cosa migliore quello che rimane dentro è un senso di amara e ineluttabile ingiustizia.
Non è facile costruire una storia appassionante e tesa al punto giusto, costruita attorno a un singolo evento e tutto sommato scarno. E ancora più difficile è dirigerla mantenendo ritmo e credibilità, eppure Gavin Hood (Oscar per Il suo nome è Tsotsi) è bravissimo perché Il diritto di uccidere (Eye in The Sky) è una perfetta miscela di dramma e commedia nera condotto magnificamente da attori straordinari. Al fianco d Helen Mirren, colonnello senza dubbi, troviamo Alan Rickman, qui alla sua ultima interpretazione, nei panni di un colonnello diviso tra politica e esercito e Aaron Paul (Breaking Bad) in quelli del più sensibile Watts.

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