La famiglia Fang

È un periodo così. Il cinema, come spesso accade, è uno dei modi più efficaci per leggere e comprendere la realtà. Così mentre la politica ci ammorba con sterili discussioni su quale famiglia sia la migliore possibile, il cinema ci ricorda quali e quante sfaccettature questa istituzione abbia, quali possano essere i pregi, le debolezze, quali le contraddizioni. La famiglia non è un golem come vogliono farci credere, ma neppure un moloc. O forse è entrambe le cose. E prima ce ne rendiamo conto, prima faremo pace con noi stessi, con i nostri pregiudizi e sapremo scrivere una nuova storia dove il termine famiglia possa avere un significato nuovo.

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Annie e Baxter sono fratelli, vivono ai due lati opposti degli Stati Uniti e la prima è un’attrice divisa tra l’impegno del cinema indipendente e il pettegolezzo da rotocalco, mentre il secondo è uno scrittore in attesa dell’ispirazione per il proprio rilancio nell’editoria. I due sono figli di Caleb e Camille Fang, una coppia di artisti performer che ha costruito tutta la propria vita a rappresentare l’arte: i quattro Fang, finché hanno vissuto insieme, trasformavano le loro giornate in eventi e quella che avrebbe dovuto essere un’ordinaria vita familiare in esibizione pubblica. Una corsa a perdifiato che per i genitori rappresentava lo scopo dell’esistenza e per i figli (conosciuti dal grande pubblico come Figlia A e figlio B) una straordinaria variazione ai giochi dell’infanzia. Ma come tutti i giochi, anche quello inscenato dai Fang era destinato a finire. Solo quando Baxter rimane ferito e ha bisogno della famiglia, ecco che i Fang potrebbero avere una seconda vita e ricominciare da dove tutto era finito. Sono trascorsi vent’anni e le ferite apertesi allora non solo non si sono rimarginate, ma sono destinate a aprirsi in uno squarcio irreparabile.
Dopo l’esordio alla regia con Bad Words, Jason Bateman (Arrested development in tv e Juno) ha preso l’omonimo romanzo di Kevin Wilson e ne ha tratto un film divertente e amaro allo stesso tempo. La narrazione cinematografica, figlia di tanto cinema indipendente che Bateman ha sempre respirato, mescola realtà e fantasia quasi a volerci convincere della reale esistenza della famiglia Fang nell’empireo artistico mondiale. O, meglio, a volerci confondere, proprio come accade agli ignari spettatori delle loro performance e agli stessi figli Fang, vittime ignare di un disegno più grande di loro.
La famiglia Fang è un buon film, intelligente, ben scritto e recitato (Kidman e Walken una garanzia), ma sopratutto piacevolmente perfido, ma solo come possono essere perfidi e subdoli certi legami familiari. 

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3 pensieri su “La famiglia Fang

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