Alla ricerca di Dori

A questo punto bisogna cominciare a convincersi che l’operazione Toy Story 2 fosse la classica eccezione alla regola. Raramente i capitoli successivi a un grande successo mantengono le aspettative, ma la Pixar era riuscita a scardinare anche questo assunto quando nel 1999 realizzò un sequel ancora più bello e avvincente del primo Toy Story del 1995. Poi ne è arrivato anche un terzo, dignitoso ma non ai livelli dei primi due capitoli. L’operazione venne ripetuta anche con Cars ma la seconda avventura rimase ben lontana dal primo straordinario film. Ora, tredici anni dopo Alla ricerca di Nemo, Lasseter e compagni ci riprovano raccontandoci le avventure dei pesci più famosi del cinema ma dal punto di vista di Dori, la pesciolina smemorata che aiuta Marlin a ritrovare il figlio Nemo. Le premesse c’erano tutte: personaggi corposi e ben saldi nella memoria del pubblico anche dopo tanti anni, ambientazione spettacolare perfetta per esaltare i miracoli della grafica e una miscela di humour e tenerezza capace di far sobbalzare i cuori di tutte le età. Il risultato però è così così, Alla ricerca di Dori infatti vorrebbe essere un nuovo film ma finisce per essere solamente una versione accelerata del primo: una nuova avventura dove la preoccupazione principale pare quella di soddisfare più le esigenze del 3D (tante le scene di corse, inseguimenti e capitomboli solo fini a se stesse), che quelle della narrazione pura e semplice. Alla ricerca di Dori non è un buon film perché non ha il cuore del primo, i personaggi sono già formati e non crescono con il succedersi degli eventi, dandoti la sensazione di assistere a un’avventura piacevolmente ritmata ma fondamentalmente inutile.

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Protagonista della storia è Dori che, ricordandosi all’improvviso di aver perso i propri genitori da piccola, vorrebbe ritornare da loro. La memoria va e viene e ogni tanto le fornisce delle tracce: veniamo a sapere che Dori è nata in un grande parco acquatico della California e che i genitori dovrebbero essere ancora li. Compito della brigata perciò è quello di accompagnare la pesciolina azzurra al parco per ricongiungersi.  Un viaggio dove ci si perde e ci si ritrova più e più volte, dove si conoscono nuovi amici – il polpo che sogna di scappare dal Parco, il Beluga con il sonar difettoso e la balenottera miope (oltre due leoni marini che ricordano tanto i cani Napoleone e Lafayette de Gli Aristogatti e che sono la cosa più divertente del film) –  e si scopre perché Dori sa leggere e parlare il balenese. Il tutto tra mille colori e poca magia.

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