Questi giorni

Un’altra giovinezza è possibile. O meglio, è possibile un’altro tipo di rappresentazione dei vent’anni che non abbia la trivialità di una commedia americana o lo sguardo ruffiano di Muccino. Il pregio maggiore del film di Giuseppe Piccioni sta proprio in questa sua capacità di dare voce e corpo a delle ventenni come ce ne tante nella vita vera, ma che cinematograficamente sono meno allettanti di quelle spesso rappresentate sullo schermo. Perché alla fine il dubbio è sempre questo: è il cinema a rappresentare la realtà o è la sua rappresentazione a crearla? Questi giorni non è un bel film. È pieno di difetti e alcune note stonate, ma è umano, sincero. E non è poco chiedere a un film che faccia affiorare i sentimenti e li rappresenti con coerenza e passione.

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Caterina, Liliana, Anna e Angela sono quattro amiche che hanno da poco passato i vent’anni. Vivono la realtà di una città di provincia senza eccessi e trasgressioni, ma non per questo non hanno problemi, timori e insicurezze. La prima ha ricevuto una proposta di lavoro in un bell’hotel a Belgrado e ha scelto di accettarla. Le altre decidono di accompagnarla portandosi dietro quello dal quale vorrebbero scappare: una malattia, un innamoramento scomodo, una gravidanza agli inizi. Il viaggio, come spesso accade, fornirà a tutte un momento di svolta e la possibilità di pensare un nuovo inizio. Perché così è la vita, ci dice Piccioni: un viaggio (e neanche tra i più affascinanti) con delle persone care, ma fatto da tante piccole e grandi partenze. Attimi che dimostrano inequivocabilmente come il senso di eternità sia soltanto un’illusione dell’età. Una spaventosa e destabilizzante consapevolezza.
Il Festival di Venezia, dove Questi giorni è stato presentato senza grande successo, ha sempre riservato a Piccioni un posto per il suo cinema, fin dai tempi dell’esordio con Il Grande Blek. E quest’ultimo film può essere visto come il naturale proseguimento di quel bell’esordio. Se all’epoca un giovane Piccioni si voltava verso gli anni Cinquanta per raccontare la gioventù, ora più maturo preferisce guardare avanti e raccontare una giovinezza in divenire. Un’età dove le energie sembrano non finire mai e dove agli adulti (Timi e Rubini troppo macchiettistici e Buy che si riscatta nel finale) viene riservato solo il ruolo di gentili, goffe e inaffidabili comparse.

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