El abrazo de la serpiente

Vi sono ancora dei luoghi al mondo in cui la scienza e la magia sono parte di una stessa storia. Luoghi in cui per poterci entrare bisogna dimenticare tutto quello che si era imparato fino a quel momento e costruirsi una vita nuova. Magari non migliore, ma diversa di sicuro.Embrace-of-the-Serpent

È quello che accade agli inizi del secolo all’etnologo tedesco Theodor Koch-Grunberg che, ammalatosi gravemente mentre si trovava in Amazzonia, va alla ricerca della yakruna, la pianta sacra dai grandi poteri che solo gli sciamani conoscono. L’erba potrebbe salvarlo e per averla lo studioso è disposto a tutto, anche a contraddire se stesso. Quarant’anni dopo, seguendo le tracce lasciate dai diari scritti dal tedesco, il botanico americano Richard Evans Schultes, si mette in viaggio alla ricerca della pianta, costruendo così un percorso parallelo nella storia (e negli eventi) tra lui e il predecessore. A guidare i due uomini vi è Karamakate, un potente sciamano dell’Amazzonia, ultimo sopravvissuto del suo popolo, che vive nella giungla più profonda, in isolamento volontario. Decenni di solitudine hanno fatto di lui un chullachaqui, il guscio vuoto di un essere umano, privo di ricordi e di emozioni. La sua vita svuotata è sconvolta dall’arrivo dell’americano e insieme si imbarcano in un viaggio nel cuore dell’Amazzonia, durante il quale passato, presente e futuro si intrecciano, e durante il quale Karamakate lentamente inizia a riconquistare i suoi ricordi perduti. El abrazo de la serpiente è la storia straordinaria del primo contatto, dell’incontro, dell’avvicinamento, del tradimento e, alla fine, dell’eterna amicizia tra lo sciamano Karamakate e due scienziati che, di fatto, diventano i primi uomini a viaggiare nell’Amazzonia nord-occidentale alla ricerca di saperi ancestrali. “Ogni volta che osservavo la mappa del mio Paese, venivo sopraffatto da una grande sensazione di incertezza – ha raccontato il regista Ciro Guerra –  Per metà era un territorio sconosciuto, un mare verde di cui non sapevo niente. L’Amazzonia, una terra misteriosa che assurdamente riduciamo a facili concetti. Cocaina, droga, indigeni, fiumi, guerra. Non c’è davvero nient’altro? Non ci sono una cultura, una storia? Non c’è un’anima superiore? Gli esploratori mi hanno insegnato che non è così. Uomini che hanno lasciato tutto, rischiato tutto per raccontarci un mondo che non potevamo neanche immaginare. Sono loro i primi ad essere entrati in contatto, durante uno dei più feroci olocausti che si siano mai visti. Può l’uomo, attraverso l’arte e la scienza, superare la brutalità? Alcuni l’hanno fatto. Gli esploratori hanno raccontato la loro storia. Gli indigeni no. Così è. Una terra grande quanto un continente, ancora da raccontare. Mai vista nel nostro cinema. Oggi l’Amazzonia è perduta. Al cinema può rivivere.” Girato in bianco e nero – perché solo i sogni sono a colori e solo quando impari a sognare potrai vederli – El abrazo de la serpiente è un film sicuramente politicamente coraggioso perché racconta la storia dal punto di vista delle vittime, ma non sempre artisticamente allo stesso livello. Il racconto in parallelo dei due viaggiatori è scontato nel montaggio e nella costruzione e, malgrado qualche momento veramente emozionante – l’arrivo alla missione cristiana su tutti – non riesce mai a colpire veramente al cuore dello spettatore.

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