Jack Reacher, punto di non ritorno

C’e una cosa dei film action che mi tormenta: il protagonista, si chiami James Bond o Jack Reacher, sa sempre, ma proprio sempre, quello che c’è da fare. Arriva, per esempio, in un hotel dove non è mai stato prima e immediatamente sa dove si trova il quadro elettrico per mandare in corto circuito lo stabile. E qui il processo di immedesimazione, fondamentale per creare empatia col film, fa a farsi benedire. Almeno per me, che il quadro elettrico non so neanche dove sia a casa mia. Oppure, in una città sconosciuta si muove a cento all’ora tra le vie arrivando dove deve arrivare proprio in tempo: io che il navigatore lo uso anche per muovermi tra le corsie dei supermercati. Insomma, c’è sta cosa che mi turba, frullandomi in testa, distraendomi e facendomi perdere ogni tanto il filo della storia. Meno male che per Jack Reacher, punto di non ritorno non si corre questo pericolo. Non che il protagonista non faccia bene il suo mestiere d’eroe, non sia mai, ma la storia è talmente prevedibile che anche se ti assenti per un po’ non fatichi a ritrovarti. Un già visto piacevole, perché il ritmo è talmente adrenalinico che sei più preoccupato a muovere gli occhi alla sua stessa velocità che tenere accesa la testa.Jack Reacher, ex maggiore della polizia militare, è uno che nella vita ne ha viste veramente tante, troppe, e ha deciso di mollare tutto e vivere randagio per il mondo. Ma se lui vorrebbe tanto lasciarsi il passato alle spalle, questo proprio non ne vuol sapere di mollarlo. Così, viene coinvolto suo malgrado quando scopre che Susan Turner, la sua bella sostituta all’unità investigativa, è stata arrestata con l’accusa di spionaggio militare. In realtà i cattivi sono gli accusatori che, per coprire un losco traffico di armi e altro, spandono fango un po’ ovunque. Compreso lo stesso Reacher. Non solo, a complicargli la vita, arriva anche la notizia che potrebbe essere padre di una ragazzina avuta anni prima da una relazione dimenticata. E, naturalmente, l’adolescente, verrà coinvolta nella bagarre per scoprire la verità e trionfare la giustizia.


Il secondo episodio dell’eroe solitario creato da Lee Child, Jack Reacher Punto di non ritorno, è una divertente avventura senza respiro e senza troppa logica che rischia a tratti di prendersi troppo sul serio: i protagonisti sembrano crederci veramente, anche se in realtà sono ben consapevoli di essere al centro di una cialtronata milionaria. Dirige con mestiere Edward Zwick (Attacco al potere), mentre Tom Cruise riserva il meglio della sua parte drammatica in una volitiva mascella serrata e tremante.

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