Captain Fantastic

Lo psicologo austriaco Bruno Bettelheim negli anni Ottanta scrisse un famoso saggio intitolato Un genitore quasi perfetto. Il libro divenne un manuale diffuso e utilizzato nell’educazione dei figli da molte famiglie. Bruno Bettelheim mori suicida nel 1990, solo, abbandonato da moglie e figli. L’incipit fa un po’ oroscopo di Rob Brezsny, ma era per ricordare come non esista un metodo certo per educare i figli: qualunque cosa si faccia si finisce sempre per sbagliare. E il successo è quando i danni vengono ridotti al minimo. Ben, insieme alla moglie Claire, ha deciso di vivere coi sei figli lontano dalla civiltà e immerso nella natura. Hanno costruito una casa nella foresta e crescono alimentando mente e corpo: una forma societaria utopista stile anni Settanta in cui il tempo è a disposizione delle persone e non il contrario. Ma quando Claire si ammalerà gravemente fino a togliersi la vita, Ben dovrà tornare a confrontarsi col resto del mondo e mettere in discussione i propri metodi educativi.

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Captain Fantastic, scritto e diretto dall’attore (nella serie Silicon Valley interpreta il milionario visionario Gavin Benson) e regista Matt Ross è, malgrado non appaia dalla trama, un film divertente e leggero. La storia delle scelte contraddittorie di Ben si sviluppa piacevolmente lungo le due ore di racconto: interpreti azzeccati, situazioni perfettamente architettate, ritmo giusto. Insomma, i premi vinti a Cannes e Roma non sono arrivati a caso. Eppure, la sensazione è che tutto sia fin troppo costruito e che il regista spinga lo spettatore nella direzione che furbescamente ha deciso per lui. I film, secondo noi, invece dovrebbero essere liberi da permettere a chiunque di leggere ciò che preferisce e viversi il proprio film nella sua testa. Ma a parte questa critica perniciosa, Captain Fantastic rimane un soave divertissment che fa riflettere con il sorriso sulle labbra sulla società, sulle persone e sui sentimenti. Viggo Mortensen, che per la gioia delle fan regala anche un full frontal, è perfettamente in parte, ma anche il resto dell’allegra tribù non scherza niente.

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