The Accountant

A volte anche le migliori intenzioni non producono i risultati sperati. Se l’idea di Gavin O’Connor (Miracle e Pride and Glory) era quella di legare il film action a quello psicologico, con uno spritz di dramma medico e cercare di infondere maggiore profondità al genere, bene possiamo tranquillamente dire che l’esperimento ha bisogno di qualche limatura. E forse non è ancora abbastanza. Vero che il ritmo non ne risente, ma la veridicità sì: credere a un contabile, autistico, killer spietato ma dal cuore grande diventa difficile per chiunque. Forse anche alle persone più care al regista. Ma non contento di ciò, lo sceneggiatore Bill Dubuque (The Judge) ha aggiunto anche qualche legame famigliare che definire difficile è poco , oltre a un complotto internazionale. Mancava l’invasione aliena o di zombie e il cerchio era bello che chiuso.

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Christian Wolff è un geniaccio della matematica che ha deciso di mettere il suo talento a disposizione delle più grandi organizzazioni criminali: di giorno si nasconde sotto le spoglie di un contabile mediocre, di notte risolve problemi impossibili. Quando una compagnia di robotica avanzata lo chiama a controllare i bilanci fallati, Christian si troverà davanti a un mistero enorme con tanto di morti ammazzati. E quando sulla lista degli assassini finirà anche il suo nome e quello dell’impiegata che aveva scoperto l’ammanco, il nostro farà uscire l’altro suo io meno intellettuale e più pragmatico.
The Accountant è il classico film d’azione che non aggiunge nulla di nuovo al genere, anche se è proprio convinto di farlo: la formula dell’addizione, infatti, non sempre è quella giusta per la riuscita di un buon film. La coppia O’Connor-Dubuque invece sembra quasi divertirsi ad aggiungere elementi a una storia che traballa di suo ad ogni passo. L’effetto finale è quello di un pasticcio milionario con qualche bella scena movimentata e un ricco cast sprecato: Anna Kendrick, J.K. Simmons e John Litghow ridotti a poco più che comparse e Ben Affleck (Batman) unico veramente in parte, graziato da una sceneggiatura che gli chiede di esprimere una lunga, sola espressione del volto.

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