La mia vita da Zucchina

L’animazione da tempo non è più un gioco solo per ragazzi. Se nel passato i cartoni animati per adulti erano poche rare eccezioni (e neanche memorabili a volte), oggi sono una realtà consolidata, un linguaggio affermato e sopratutto accettato. Sì, perché spesso erano proprio i più grandi a non vedere nell’animazione una risorsa per esplorare nuovi orizzonti o solo per raccontare storie con un sapore diverso. E in questi mesi sono almeno due gli esempi in circolazione di film animati pensati prima di tutti per un pubblico adulto: il gretto e sprecato Sausage Party e il delizioso La mia vita da Zucchina. E non starò qui a dire che il primo è il classico esempio della tracotanza statunitense, mentre il secondo della profonda sensibilità europea, però un po’ è vero.

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Courgette (Zucchina) è un ragazzino di dieci anni, solitario e sognatore: grandi orecchie e naso rossi e capelli blu, come un vecchio personaggio di Pinin Carpi. Il papà di Zucchina ha abbandonato la famiglia, mentre la madre passe le giornate bevendo birra e trascurando il figlio. Quando poi una nuova disgrazia colpisce la famiglia, Zucchina finisce in una casa famiglia ad aspettare di crescere per rientrare nel mondo come un nuovo adulto, solo come tanti altri. Ma nella casa Zucchina troverà cinque altri ragazzi come lui in attesa di una nuova famiglia. L’inizio della convivenza non è semplice, ma quando le prime diffidenze vengono superate e soprattuto quando arriverà Camille, una nuova ospite teneramente ribelle, per Zucchina le cose cambieranno. E forse una nuova casa sarà pronta ad ospitarlo. E’ una bella e tenera favola dal sapore antico La mia vita da Zucchina, e non solo per la tecnica stop motion che risale agli albori della storia del cinema. L’atmosfera è quella del buon cinema francese anni Cinquanta, anche se i sentimenti espressi sono quelli universali: amore, solidarietà, amicizia. Il cinema del regista svizzero Claude Barras si rifà, per sua stessa ammissione, a quello di Truffaut de I quattrocento colpi, prendendone in prestito la sensibilità e un certo realismo magico. Ma è solo un attimo, un alito di grande cinema, in un prodotto piacevolmente delicato e poco più.

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