E’ solo la fine del mondo

E’ l’amore al centro del cinema di Dolan. Un amore diverso da quello che normalmente siamo abituati a vedere rappresentato: in Laurence Anyways l’amore non era sufficiente a tenere insieme una coppia, così come in Mommy non riusciva a salvare dalla malattia. Lo stesso amore in E’ solo la fine del mondo non è in grado di tenere insieme una famiglia, eppure quando pensi all’amore non puoi che pensare a una cosa positiva, Ed è qui che comincia a spiazzarti il talento canadese. Il suo non è un cinema per tutti, perché destinato a dividere, come l’amore che rappresenta.

xavier_dolan
Le immagini vivide, la colonna sonora sparata dritta nella gola degli spettatori, la costruzione iperrealista delle scene possono far cadere innamorati o far alzare dalla poltrona, ma mai farti rimanere indifferente. Noi di Dolan siamo innamorati, alla follia, e anche in quest’ultimo E’ solo la fine del mondo abbiamo trepidato, ci siamo commossi e abbiamo pianto come si piange quando un amico ti racconta un dolore e sai che non potrai fare niente per cambiare una sola parola di quel racconto.
Louis, scrittore teatrale di successo, decide di tornare a rivedere la sua famiglia dopo 12 anni di lontananza, per comunicare la sua morte imminente. Il ritorno di Louis che vorrebbe essere il più morbido possibile, quasi una carezza d’addio alla madre e ai fratelli, si trasforma subito in una deflagrazione sentimentale: Antoine, il fratello maggiore, farà riaffiorare la gelosia nei suoi confronti e il senso d’inferiorità macerato per tutta una vita, Suzanne, la sorella minore, invece vorrebbe instaurare col fratello quel dialogo mancato da sempre e Martine, la madre, completamente impreparata al ritorno del figlio, reagirà cercando di proteggere tutto e tutti con i ricordi di un’epoca felice passata e rimasta forse solo nella sua mente. La cognata Catherine, l’unica che non abbia di Louis un’immagine precostituita, è anche l’unica che capisce il perché del ritorno dell’uomo in famiglia, ma anche lei, come tutti, sarà costretta a tenere per se le proprie sensazioni e a aggiungere un altro non detto in famiglia. Nella giornata che Louis passerà nella sua casa, infatti, tutti avranno cose da dire, emozioni da sussurrare, rabbia da urlare, canzoni da cantare, ma mai, proprio mai, nessuno avrà il coraggio di chiedere a Louis il perché del ritorno. Nessuno avrà il coraggio di affrontare una verità che tutti conoscono nel fondo del loro cuore, ma che hanno paura a dire e dirsi.
E’ solo la fine del mondo, tratto dal lavoro teatrale di Jean-Luc Lagarce, è il primo film di Xavier Dolan in cui il regista canadese lavora con attori affermati (Marion Cotillard, Vincent Cassel, Nathalie Baye e Lea Seydoux), ma neanche questo lo ha messo in soggezione e intimorito: il suo cinema è più grande. Dolan è un autore vero, uno di quelli che un vecchio critico avrebbe catalogato tra i registi  speleologi: quelli che un tema lo affrontano scavando sempre più in profondità, mantenendo sempre dritta la strada e portando gli altri a seguirlo. Mai il contrario.

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