A New England

imagesI was twenty one years when I wrote this song
I’m twenty two now, but I won’t be for long
People ask when will you grow up to be a man
But all the girls I loved at school
Are already pushing prams

I loved you then as I love you still
Tho I put you on a pedestal,
They put you on the pill
I don’t feel bad about letting you go
I just feel sad about letting you know

I don’t want to change the world
I’m not looking for a new England
I’m just looking for another girl
I don’t want to change the world
I’m not looking for a new England
I’m just looking for another girl

I loved the words you wrote to me
But that was bloody yesterday
I can’t survive on what you send
Every time you need a friend

I saw two shooting stars last night
I wished on them but they were only satellites
Is it wrong to wish on space hardware
I wish, I wish, I wish you’d care

I don’t want to change the world
I’m not looking for a new England
I’m just looking for another girl
(Looking for another girl)
(Looking for another girl)
(Looking for another gi-rl)

BILLY BRAGG

New England

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La La Land

Ci sono tanti modi per fare una dichiarazione d’amore e il regista Damien Chazelle forse non ha scelto il più originale possibile, ma di certo lo fatto bene. Ma tanto bene. Chazelle, e noi con lui, ama il cinema: quello grande, colorato, il bel vecchio cinema di Hollywood. Il cinema fatto dei sogni e delle speranze di tutti coloro che lo respirano, il cinema delle stelle, dove si canta e si balla dimenticando per qualche ora ciò che siamo. Il cinema che parla d’amore e che lo coniuga in tutte le sue declinazioni. Il cinema che ci apre il cuore, ci gioca per un po’ e poi lo lascia con il ricordo di una storia grande, come solo le grandi storie d’amore sanno essere. Insomma, La La Land è tutto questo e anche di più: è un musical scatenato, una grande prova di attori e una commedia brillante. E’ un omaggio ai classici di Hollywood e alla sua industria che avrà pure mille difetti, ma quando si mette in testa di farti sognare, ti regala i più bei sogni della tua vita.

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Mia lavora come barista negli Sudios e sogna di diventare attrice un giorno. La vetrina del bar si specchia nel set di Casablanca, proprio davanti al balcone da dove si sporgeva Ingrid Bergman, e forse Mia sogna anche di vivere un amore come quello del film di Curtiz. Sebastian suona jazz ma  sbarca il lunario suonando nei piano bar e sogna di rilevare uno storico locale dove poter suonare solo la sua musica preferita. Dopo essersi incontrati casualmente più e più volte Mia e Sebastian si innamorano l’uno dell’altra, ma la realizzazione dei loro sogni potrebbe sacrificare il loro amore.

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La La Land è un film straordinario per l’energia che riesce a trasmettere e per i sentimenti che scatena, ma soprattutto è un film diretto benissimo da un giovane regista di gran talento. Le coreografie, in campo aperto o nei luoghi chiusi, non è sufficiente studiarle bene, per poterle far rendere al massimo bisogna conoscere la macchina da presa. E Chazelle, che già lo aveva mostrato in Whiplash, in questo caso realizza dimostra di saperci fare come pochi. Ma il film è anche negli attori – Emma Stone e Ryan Gosling – ai quali di più non credo si possa chiedere di più che recitare (bene lui, lei divinamente), cantare e ballare. E in una colonna sonora che è già un classico. A questo punto sbancare la notte degli Oscar per La La Land diventa solo una formalità.

L’ora legale

Uno dei tanti titoli che hanno reso famoso il settimanale satirico Cuore diceva: “Scatta l’ora legale: panico tra i socialisti”. Erano gli anni Ottanta, ma il titolo potrebbe essere stato scritto ieri e essere ancora d’attualità. Sarebbe sufficiente cambiare il nome del partito dell’epoca e sostituirlo con un altro a piacere e il gioco è fatto. Probabilmente Ficarra e Picone avranno pensato a Cuore, a quel titolo e all’aria d’impunità diffusa che allora (come oggi) ammorbava l’Italia, quando hanno scritto la loro ultima commedia L’ora legale. Siamo a Pietrammare, un paesino della Sicilia da anni guidato dallo scaltro sindaco Patanè, che per mantenere il potere ha alimentato corruzione e ignorato ogni regola. Alle nuove lezioni però gli si oppone Natoli, un onesto professore, sceso in politica per la prima volta, sostenuto da una lista civica per offrire alla figlia diciottenne, Betti, un’alternativa in occasione del suo primo voto. Nella famiglia di Natoli vi sono i due cognati Salvo e Valentino che però si schierano sui fronti opposti: il primo con il candidato storico, dato vincente da tutti, il secondo invece con il nuovo arrivato. Quando i risultati sorprendentemente registreranno la vittoria di Natoli, Salvo nella migliore tradizione italiana e gattopardesca, salirà immediatamente sul carro del vincitore. Ma l’aria del cambiamento, chiesta a gran voce dai cittadini, ha un costo troppo alto e i cittadini saranno loro stessi i primi a pentirsi della scelta fatta.images

L’ora legale pesca nell’attualità per ridere dei difetti degli italiani, come nella migliore tradizione della nostra commedia. Un po’ come Zalone con Quo Vado è l’Italia della politica al centro del racconto e come accadeva con Alberto Sordi, anche Ficarra e Picone indossano i panni di alcune maschere italiche (il trasformista e l’ingenuo) per rappresentare uno spaccato di storia contemporanea. L’ora legale è ben lontano dal cinema civile e impegnato, ma come spesso è accaduto nella storia del nostro cinema, ne rappresenta l’altra faccia. Le gag non mancano, così come le risate a denti stretti, ma è soprattutto l’onestà intellettuale dei due comici siciliani che fa di un film tutto sommato banale, una commedia godibile.

Il dottor Zivago

fn000176Ma che cos’è la coscienza? Vediamo. Desiderare ardentemente di dormire è insonnia vera e propria, tentare coscientemente di avvertire il lavorio della propria digestione è chiaro disordine della sua innervazione. La coscienza è un veleno, un mezzo di autoavvelenamento, per il soggetto che la applica su se stesso. La coscienza è luce, che erompe al di fuori e illumina la strada davanti a noi, perché non si inciampi. La coscienza sono i fari accesi davanti a una locomotiva che corre. Rivolgete la loro luce all’interno e succederà una catastrofe.

Keep On Keepin’ On!

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Keep On Keepin’ On!
I ain’t found what I’m looking for
I ain’t found what I’m looking for now
But I’ve found something
And I’m going to change em

Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Alright

Can’t remember such a bitter time
The Boss says jump! The workers fall in line
I’m not down, but I’m feeling low
The whip us into line
With the threat of the dole

Time & time when the workers rise
The fightback’s stabbed by a neat backstab
& the papers lies
Leaders lead us into blind retreat
One by one we take the money
Ten by ten we face defeat

Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Alright

The bosses make us pay for their crisis
They blame us for daring to challenge things
Keep on keepin’ on now
Keep fighting daring yeah yeah yeah
‘Till the fightback begins

I ain’t won what I’m fighting for
Full-timers backslide to the cries of sell out!
We’ve got to get the reins in our hands ourselves
Stand firm! Hold tight! And fight!

The bosses, they hit
While we’re taking it
In turns to spit
Divide & lose now aaarrhhhhhhhhh!
No point in fighting anyway (no point)
If we don’t win the day (hold tight)
No point if we don’t shoot
The bastards afterwards

Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Alright

It is better
To die on our feet
Than to live on our knees
If we fight as one
Then the fight is won
Til that day we’ll keep keeping on yeah

Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Keep on keepin’ on yeah
‘Till the fight is won
Alright

Keep on keepin’ on oh yeah!
K-e-e-p I’m keepin’ on yeah!
Like a red machine
We gotta keep a keep a stay out
Maybe 5 or even 6 months yeah
7, 8, 9, 10 and if it takes a year
We got to last a year

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Redskins

Silence

640-opener-silence-1Fede e dubbio che teoricamente non dovrebbero coesistere, essendo una la contraddizione dell’altro, nella realtà convivono da sempre, alimentando un conflitto interiore. Conflitto lenito parzialmente solo dalla contemplazione filosofica. E l’instillazione del dubbio – quello più crudele e cruento – è ciò che le inquisizioni praticano per scardinare la fede e portare all’abiura. “Silence è ambientato nel 1643 – racconta il regista Martin Scorsese – Gli avvenimenti principali si svolgono tra il 1640 e il 1641, agli inizi del periodo Edo. I primi missionari erano arrivati in Giappone almeno 100 anni prima. E il primo missionario cristiano fu Francesco Saverio, uno dei fondatori dell’ordine dei Gesuiti, in un’epoca di grande instabilità politica. Era il periodo Sengoku e i vari feudatari combattevano l’uno contro l’altro per il controllo della nazione. L’attività dei missionari era strettamente legata all’apertura dei rapporti commerciali  con l’occidente e per questo nacquero conflitti tra religiosi appartenenti a ordini diversi e provenienti dai paesi europei. Per decenni i missionari furono tollerati in Giappone, ma con affermarsi del periodo Tokugawa, lo shugonato iniziò a consolidare e unificare il Giappone, così i missionari vennero percepiti come una minaccia”.
In questo panorama storico-politico assistiamo alla partenza di due giovani padri gesuiti che dal Portogallo decidono di sfidare i pericoli e raggiungere il Giappone per mettersi alla ricerca del loro maestro e mentore padre Ferreira. Durante la persecuzione i Cristiani furono costretti rinnegare il loro credo o essere condannati a torture terribili e padre Ferreira pare abbia effettivamente abiurato, abbracciato la fede buddista e sposato una donna. Padre Rodrigues e padre Garupe non possono credere a questo e vogliono ritrovare padre Ferreira per assicurarsi che così non sia. Il viaggio li porta in paese misterioso, indecifrabile, terrorizzato da una inquisizione spietata e decisa a sradicare ogni minimo segno di cristianità, ma soprattutto li porterà a confrontarsi con i loro dubbi e le loro debolezze. Perché di fronte a una violenza del genere diventa difficile non barcollare e smettere di credere che un dio misericordioso possa esistere davvero.
1-2Silence è un film rigoroso e cerebrale costruito su un continuo confronto tra trascendenza e carnalità in cui l’uomo finisce per dimostrare la propria fragilità. E Scorsese, pur non al suo meglio (come accade ogni qual volta affronta direttamente l’argomento religioso), riesce comunque a dipingere un ritratto storico sontuoso, purtroppo non sorretto da un gruppo di attori all’altezza. Principalmente Andrew Garfield (Amazing Spider Man) che risponde sì fisicamente alle esigenze del regista, senza però accompagnare il talento recitativo al corpo.

Sausage Party

Seth Rogen ha fatto dell’irriverenza la sua cifra stilistica. Lo sappiamo praticamente da sempre. Nelle mani di registi più misurati come Judd Apatow (40 anni vergine) la sua forza dirompente è riuscita ad essere incanalata nella caratterizzazione brillante, se lasciato da solo Rogen invece sbraca. Lo sberleffo prende il posto della recitazione e la provocazione quello della scrittura. Perde la misura, esagera, come farebbe un bambino lasciato solo in casa con a disposizione dolcì e patatine. Certo, nel breve ci si diverte un sacco. Alla lunga però viene la nausea. La comicità di Rogen e amici a me fa questo effetto, tanto che il fastidio viene a prevalere, cancellando tutto il  buono che si sarebbe potuto trovare. Sausage Party è il frutto perfetto di questa filosofia comica: una buona idea iniziale (non originalissima), qualche trovata intelligente nel percorso sempre più fiacco e un delirio finale da far impallidire la festa di Animal House di John Landis.

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Frank è una salsiccia. Vive dentro la sua bella confezione da otto insieme agli amici e sogna di visiere il suo rapporto d’amore con Brenda, un morbido panino da hot dog della confezione accanto. Entrambi abitano gli scaffali del supermercato Shopwell’s e sognano di essere acquistati dagli umani per entrare nel Grande Aldilà, il paradiso di tutti i prodotti. Ma un giorno la verità verrà svelata da un barattolo di mostarda acquistato per sbaglio e riportato al supermercato: il Grande Aldilà non esiste e gli umani i cibi li divorano dopo averli sottoposti a sminuzzamenti, fritture e bolliture. La verità è difficile da far accettare ma Frank, Brenda e un manipolo di altri amici (un lavash alal, un bagel e una piccantissima tacos) cercheranno di convincere tutti gli altri mostrando loro la verità.
Giocato su un solo piano di lettura – quello del doppio senso spinto – Sausage Party è un’avventura che risente troppo delle sostanze psicotrope assunte probabilmente dagli autori: solo in questo modo si possono spiegare alcuni passaggi della storia, senza dover chiamare il reparto psichiatrico più vicino. A parte lo scherzo, il film scritto da Seth Rogen, diretto da Vernon e Tiernan, è una divertita, folle, commedia sboccata e maleducata che purtroppo non ha nella grevità il suo lato peggiore, quanto piuttosto nell’inconsistenza di una storia che si basa semplicemente su intuizioni, spunti, folgorazioni e provocazioni. Mai su un corpo unico.