Sausage Party

Seth Rogen ha fatto dell’irriverenza la sua cifra stilistica. Lo sappiamo praticamente da sempre. Nelle mani di registi più misurati come Judd Apatow (40 anni vergine) la sua forza dirompente è riuscita ad essere incanalata nella caratterizzazione brillante, se lasciato da solo Rogen invece sbraca. Lo sberleffo prende il posto della recitazione e la provocazione quello della scrittura. Perde la misura, esagera, come farebbe un bambino lasciato solo in casa con a disposizione dolcì e patatine. Certo, nel breve ci si diverte un sacco. Alla lunga però viene la nausea. La comicità di Rogen e amici a me fa questo effetto, tanto che il fastidio viene a prevalere, cancellando tutto il  buono che si sarebbe potuto trovare. Sausage Party è il frutto perfetto di questa filosofia comica: una buona idea iniziale (non originalissima), qualche trovata intelligente nel percorso sempre più fiacco e un delirio finale da far impallidire la festa di Animal House di John Landis.

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Frank è una salsiccia. Vive dentro la sua bella confezione da otto insieme agli amici e sogna di visiere il suo rapporto d’amore con Brenda, un morbido panino da hot dog della confezione accanto. Entrambi abitano gli scaffali del supermercato Shopwell’s e sognano di essere acquistati dagli umani per entrare nel Grande Aldilà, il paradiso di tutti i prodotti. Ma un giorno la verità verrà svelata da un barattolo di mostarda acquistato per sbaglio e riportato al supermercato: il Grande Aldilà non esiste e gli umani i cibi li divorano dopo averli sottoposti a sminuzzamenti, fritture e bolliture. La verità è difficile da far accettare ma Frank, Brenda e un manipolo di altri amici (un lavash alal, un bagel e una piccantissima tacos) cercheranno di convincere tutti gli altri mostrando loro la verità.
Giocato su un solo piano di lettura – quello del doppio senso spinto – Sausage Party è un’avventura che risente troppo delle sostanze psicotrope assunte probabilmente dagli autori: solo in questo modo si possono spiegare alcuni passaggi della storia, senza dover chiamare il reparto psichiatrico più vicino. A parte lo scherzo, il film scritto da Seth Rogen, diretto da Vernon e Tiernan, è una divertita, folle, commedia sboccata e maleducata che purtroppo non ha nella grevità il suo lato peggiore, quanto piuttosto nell’inconsistenza di una storia che si basa semplicemente su intuizioni, spunti, folgorazioni e provocazioni. Mai su un corpo unico.

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