L’ora legale

Uno dei tanti titoli che hanno reso famoso il settimanale satirico Cuore diceva: “Scatta l’ora legale: panico tra i socialisti”. Erano gli anni Ottanta, ma il titolo potrebbe essere stato scritto ieri e essere ancora d’attualità. Sarebbe sufficiente cambiare il nome del partito dell’epoca e sostituirlo con un altro a piacere e il gioco è fatto. Probabilmente Ficarra e Picone avranno pensato a Cuore, a quel titolo e all’aria d’impunità diffusa che allora (come oggi) ammorbava l’Italia, quando hanno scritto la loro ultima commedia L’ora legale. Siamo a Pietrammare, un paesino della Sicilia da anni guidato dallo scaltro sindaco Patanè, che per mantenere il potere ha alimentato corruzione e ignorato ogni regola. Alle nuove lezioni però gli si oppone Natoli, un onesto professore, sceso in politica per la prima volta, sostenuto da una lista civica per offrire alla figlia diciottenne, Betti, un’alternativa in occasione del suo primo voto. Nella famiglia di Natoli vi sono i due cognati Salvo e Valentino che però si schierano sui fronti opposti: il primo con il candidato storico, dato vincente da tutti, il secondo invece con il nuovo arrivato. Quando i risultati sorprendentemente registreranno la vittoria di Natoli, Salvo nella migliore tradizione italiana e gattopardesca, salirà immediatamente sul carro del vincitore. Ma l’aria del cambiamento, chiesta a gran voce dai cittadini, ha un costo troppo alto e i cittadini saranno loro stessi i primi a pentirsi della scelta fatta.images

L’ora legale pesca nell’attualità per ridere dei difetti degli italiani, come nella migliore tradizione della nostra commedia. Un po’ come Zalone con Quo Vado è l’Italia della politica al centro del racconto e come accadeva con Alberto Sordi, anche Ficarra e Picone indossano i panni di alcune maschere italiche (il trasformista e l’ingenuo) per rappresentare uno spaccato di storia contemporanea. L’ora legale è ben lontano dal cinema civile e impegnato, ma come spesso è accaduto nella storia del nostro cinema, ne rappresenta l’altra faccia. Le gag non mancano, così come le risate a denti stretti, ma è soprattutto l’onestà intellettuale dei due comici siciliani che fa di un film tutto sommato banale, una commedia godibile.

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