Jackie

L’omicidio di Kennedy avvenuto nel novembre del 1963 non fu il primo che l’America conobbe. Prima di quello altri tre presidenti vennero uccisi: Garfield, McKinley e naturalmente Lincoln. Eppure, gli Stati Uniti solamente con l’assassinio di Kennedy smisero per un attimo di credere alle favole e compresero che la guerra del Vietnam ora si sarebbe dovuta combattere anche in casa propria. Con Kennedy finisce l’idea che un’America bella, giovane e ambiziosa potesse governare per sempre. Con la sua fine termina anche il sogno della donna al suo fianco: Jacqueline. La storia dell’amore tra Jackie e Jack è di quelle che riempie le prime pagine dei rotocalchi dell’epoca: il matrimonio, i tragici aborti, le nascite dei due piccoli, i pettegolezzi e il glamour fanno dei due una coppia moderna, un simbolo a cui ispirarsi. La televisione, il nuovo mezzo di comunicazione, amplifica ogni gesto e li rende sorprendentemente popolari. Più di chiunque altro prima.

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Jackie di Pablo Larrain (Neruda, Tony Manero) comincia dalla fine. JFK è stato ammazzato, Jackie era al suo fianco, col suo sangue addosso a reggergli la testa squarciata. Poi la corsa all’ospedale, l’autopsia, il lutto e il funerale. La fine di un sogno  che la donna si trova a ripercorrere in un’intervista rilasciata a un giornalista a casa propria: una bella casa bianca, grande ma mai abbastanza come l’altra casa Bianca. E il ritratto che ne esce è quello di una donna ambigua, che non permette mai di far capire dove stiano i confini del dolore della perdita: ha perso il marito e padre dei suoi figli? Oppure il Presidente e il potere che si porta appresso? E gli spettatori, come il giornalista del film, si trovano spiazzati nel registrare le parole e i sentimenti di una donna che sarebbe potuta diventare la prima regina d’America e che invece si trova senza regno.
Narrato con continui salti temporali che spostano avanti e indietro la cronologia dei fatti, Jackie è un solido biodrama costruito interamente addosso a Natalie Portman, interprete sublime capace di reincarnarsi nella celebre first lady. Il trucco che la trasforma nella vera Jackie fa molto, vero, ma il grande lavoro di Portman è tutto nella voce e nelle labbra: una prestazione altissima che la conferma come una delle attrici più di talento degli ultimi anni. Ma l’imprescindibile ingombrante presenza finisce per scolorire il resto del film. O, forse, Larrain ha preferito sacrificare tutto il contorno per concentrarsi sul dramma personale e l’analisi psicologia di una donna e del suo rapporto col potere. Il risultato è un film squilibrato e anche un po’ narcisista.

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