Un re allo sbando

Nicholas III è re del Belgio. E’ il capo di una nazione piccola e divisa come poche altre; una nazione al centro dell’Europa, ma inconsistente. E Nicholas III finisce per diventare una metafora del potere ostaggio del suo stesso ruolo: un uomo che dovrebbe comandare e che invece non può nemmeno soffiarsi il naso senza che il capo del protocollo non lo consenta. In questi casi l’unica via d’uscita è la fuga e Nicholas III scappa. Bloccato dall’eruzione del vulcano islandese in Turchia (che impedisce ogni volo aereo) e nel pieno di una crisi politica nazionale il nostro re pensa bene di scappare a piedi attraverso i Balcani e cercare di tornare a casa e riappacificare valloni e fiamminghi. Insieme al capo del protocollo, alla sua assistente, un cameriere dallo spirito repubblicano e  un documentarista inglese, affiancatogli prima del viaggio in Turchia per cercare di restituire un po’ di smalto alla sua immagine sbiadita, Nicholas III smette i panni di re e torna per un po’ a essere solo un uomo libero alla ricerca di se stesso. Tra la docu-fiction, il cinema di viaggio e la commedia surreale.o-un-re-570

Un re allo sbando è il quarto lungometraggio di Jessica Woodworth e Peter Brosens (La quinta stagione), coppia nel lavoro e nella vita, che conferma la predilizione nella rappresentazione di situazioni paradossali. “Il tema politico rimane secondario rispetto alla trasformazione interiore del re – spiega Brosens -, che inizia a gustare l’anonimato e a scoprire i propri veri desideri. Per valorizzare l’autenticità e la spontaneità nella recitazione abbiamo spesso esortato gli attori a improvvisare e abbiamo ripreso le scene in ordine cronologico”. E l’atmosfera goliardica è forse l qualità migliore del film: scanzonato e piacevolmente lieve, Un re allo sbando è una commedia umana che gioca con la politica e sue implicazioni sentimentali, mischiando generi e situazioni. La sensazione finale però è che il film non abbia osato fin dove avrebbe potuto e che la mancanza di coraggio abbia fatto prevalere il pudore intellettuale alla sfrontatezza.

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