Elle

E’ un bel tipo Michèle. Indipendente, manager di una casa di videogiochi, felicemente divorziata, con un passato quantomeno turbolento e una vita sessuale movimentata, una sera rientrando a casa la donna viene aggredita e violentata da un tipo mascherato da un passamontagna. Il fatto, che normalmente potrebbe sconvolgere chiunque, viene assorbito da Michèle come una delle tante ineluttabili disavventure che la vita ti para davanti. Difficile però stupire una che è figlia di un serial killer finito in carcere quando lei era ancora bambina. La donna così decide di tenere per se la violenza subita e cominciare un’indagine personale che la porterà a scoprire che il suo violentatore è più vicino di quanto potesse mai immaginare.

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Presentato all’ultimo Festival di Cannes e nominato agli Oscar per l’interpretazione sublime di Isabelle Huppert, Elle è un’intelligente, brillante commedia nera come se ne vedono poche al cinema. Autore è il quasi ottantenne Paul  Verhoeven (Basic Instinct il suo titolo più conosciuto, anche se questo assomiglia come atmosfere a uno dei suoi primi lavori: Il quarto uomo), uno che non ha mai avuto paura di cavalcare i generi cinematografici (dal giallo hard boiled alla fantascienza, dal film in costume al dramma amaro) per raccontare la sua visione della vita e della società: un luogo intriso di contraddizioni, violenza, menzogne e qualche sprazzo di felicità. Che è poi la stessa identica visione dello scrittore francese Philippe Djian, autore del romanzo Oh… dal quale il film è tratto.
La vicenda di Michèle però non sarebbe credibile se a interpretarla non ci fosse un’attrice divina come Huppert che in questo ruolo riassume tutta una carriera di personaggi al limite. Capace di giocare con l’ironia, il fisico minuto e la determinazione che solamente le donne hanno, Huppert regala al personaggio di Michèle una profondità assoluta, incarnando perfettamente il personaggio letterario. Un po’ come in passato era accaduto a Jean Jacques Benaix quando trovò Beatrice Dalle per interpretare il personaggio di Betty Blue nell’omonimo film tratto dal capolavoro di Djian. elle_film_still
Ma soprattutto la forza di Elle sta nel giocare con alcuni miti del nostro secolo (il sesso, la famiglia, l’ideale borghese, la religione), smontarli pezzo dopo pezzo e mostrarci il loro lato ridicolmente debole. Un gioco divertente che solo un indomito, talentoso iconoclasta come Verhoeven può permettersi di giocare senza mai scivolare nel volgare o, ancora peggio, nel banale.

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