Ghost in the shell

Recuperato da un terribile incidente, il corpo biologico di una giovane donna è stato sostituto con uno interamente artificiale, ma il ghost, cioè l’anima, è rimasta la sua. La donna diventa cosi Il Maggiore: un essere unico nella sua specie, il prototipo di quello che molti potrebbero diventare in futuro, e un’arma potentissima. Al soldo della Hanka Robotics e a capo della Sezione 9, una squadra anti terrorismo informatico, Il Maggiore parte alla caccia di Kuze, un cyborg altamente tecnologico che sta mettendo a dura prova le difese della Hanka Robotics. La lotta contro Kuze e contro la sua parte umana che, in un luogo nascosto della sua anima rimane ancora vivo, mette in crisi Il Maggiore e le certezze che lo avevano sorretta fino a quel momento.

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Ghost in the shell è prima un manga rivoluzionario degli anni Ottanta, poi un anime (altrettanto rivoluzionario) di metà dei Novanta e oggi un live action, come nella migliore tradizione del momento. Ma se analizziamo la cronologia non possiamo non rimare stupiti di come un racconto del genere possa essere rimasto attuale. E infatti non lo è più. Troppi sono i film che sono stati realizzati nel frattempo e molti dei quali molto più popolari del manga: Robocop, Matrix, Terminator,   Il Quinto elemento e, perché no, anche Lucy. Tanti film che sono entrati nel nostro immaginario e che hanno creato un substrato difficile da scalfire. A meno che tu non riesca a realizzare un film geniale. E Rupert Sanders (Biancaneve e il cacciatore) genio non è, non è un visionario e neppure un creatore di mondi. Tanto che preferisce affidarsi alla visione che ebbe Ridley Scott in Blade Runner e provare a apportare solamente qualche lieve modifica.

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La libertà artistica di un regista nelle mani di una major non deve avere tanta aria da respirare così Ghost in the Shell finisce per diventare un altro film action senza troppa qualità, difficile da distinguere tra i mille in circolazione. Forse, fosse finito in mani indipendenti e più ardite, il risultato sarebbe potuto essere migliore. I temi che la storia presenta sono interessanti: il rapporto uomo/corpo, il misticismo dell’anima, il futuro distopico; eppure, alla fine, quello che rimane allo spettatore sono le evoluzioni di Scarlett Johansson, la tutina adamitica e un inevitabile senso di già visto.

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