Le cose che verranno

Mi piace il cinema di Mia Hansen-Løve. Un cinema fatto di dettagli solo apparentemente insignificanti, di cose non dette e di emozioni, che nella loro profonda semplicità arrivano dritti allo spettatore. Il cinema di Mia Hansen-Løve è figlio della nouvelle vogue e di registi come Rohmer e, come tutti i figli, ha saputo staccarsi dai padri e affermare se stesso. La regista l’avevamo apprezzata nel 2011 a Locarno, quando presentò (e si guadagnò la menzione speciale della giuria) Un amore di gioventù, una bella storia d’amore adolescenziale che rimane nel tempo. Poi, tre anni più tardi, la regista francese con Eden ha raccontato la generazione dei trentenni e delle loro aspirazioni. Oggi con Le cose che verranno Mia Hansen-Løve guarda avanti a se e racconta un’altra generazione. Nathalie, cinquantenne insegnante di filosofia in un liceo parigino, ha una vita che scorre tranquilla tra il marito, i due figli, una madre ex modella che necessita di attenzioni continue e la sua dedizione al pensiero filosofico. Ma all’improvviso tutto cambia, il marito la lascia, la madre muore e i figli decidono di andare a vivere da soli. Nathalie così smette di essere madre, moglie e figlia da un giorno con l’altro, scoprendo che questo nuovo stato altro non è che una nuova fase della vita.

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“L’argomento di Le cose che verranno lo avevo in mente già da tempo – ha raccontato la regista parigina – ma mi faceva un po’ paura perché è un argomento più duro di quelli che avevo affrontato fino a quel momento. Per una donna di 50-55 anni reagire a quanto accade e reinventarsi una vita è sicuramente più difficile rispetto ad un giovane di 20 anni”.
La nuova vita che dovrà inventarsi Nathalie, interpretata da Isabelle Huppert (vista recentemente in Elle) come sempre in modo superbo, sarà fatta di malinconie e entusiasmi che è proprio del cinema di Mia Hansen-Løve.
“Per la prima volta avevo avuto l’impressione di presentare un personaggio che non fosse malinconico, invece viene fuori comunque questa malinconia. Trovavo il personaggio di Isabelle Huppert combattivo, con i piedi per terra, e non mi sembrava che fosse malinconico, ma probabilmente mi è venuto fuori così – aggiunge la regista de Le cose che verrannoTuttavia questo è un film che mi ha dato tanto perché trovo che, in fondo, ci sia sempre un legame tra la nostra vita e i film che facciamo e questo mi è particolarmente piaciuto perché mi ha tirato verso la vita e gli sono riconoscente di questo effetto su di me. Ho trovato sorprendente che quando ho cominciato a scriverlo lo pensavo come il più pesante tra quelli che ho fatto, e invece, retrospettivamente, lo sento come un film luminoso e leggero”.

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