Boston, caccia all’uomo

Il 15 aprile del 2013 non è una di quelle date che verranno cancellate presto dalla storia americana. In quel giorno avvenne infatti l’attentato alla storica maratona della città di Boston: due bombe artigianali fatte esplodere da due fratelli terroristi islamici, cresciuti negli Stati Uniti e nutriti della cultura americana, che causarono 3 morti e 264 feriti, molti dei quali gravissimi.
Ma la storia dell’attentato non è solo nei momenti che precedono lo scoppio degli ordigni, bensì in quello che accadde nei quattro giorni successivi e che portò alla cattura dei due attentatori. Quattro giorni vissuti a un ritmo altissimo che arrivarono persino a bloccare l’intera città di Boston: una città da 700 mila abitanti, mica un quartiere di periferia. Un coprifuoco in piena regola che permise alla polizia, federale e locale, di bloccare i due delinquenti e evitare un secondo prossimo attentato a New York.
Peter Berg (Deepwater Horizon e Hancock) per raccontare le 105 ore di maratona sceglie la via del docu fiction adrenalinico, realizzando un film capace di coinvolgere lo spettatore e di trascinarlo nella situazione. “Le vite di migliaia di persone sono state toccate – racconta Berg – per raggiungere il nostro obiettivo abbiamo scelto di seguire le storie di sette o otto personaggi, coinvolti in maniera differente negli eventi. Nessuno a Boston sapeva cosa sarebbe successo dopo l’attacco e c’era la fondata preoccupazione che ce ne potessero essere altri. Potevamo restituire un quadro più ampio dell’impatto che l’attacco ha avuto sulla città, raccontando sia atti individuali di eroismo, che storie di gentilezza e compassione”.

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E la capacità di miscelare assieme i due sentimenti fa di Boston, caccia all’uomo un film appassionante, drammatico e divertente allo stesso tempo. Certo, la capacità del regista è quella di tenere alto il ritmo e riuscire a non far perdere mai l’interesse nelle tante storie intrecciate: quella del poliziotto cresciuto nel quartiere dell’attentato e in prima fila nelle indagini, quella del capo dell’Fbi in lotta contro il tempo, e anche quella dei tanti personaggi che solo apparentemente paiono fare da corollario alla vicenda principale. In realtà, ci ricorda Berg, la storia è fatta dagli uomini e dai loro singoli atti d’eroismo quotidiano. Per le gesta eclatanti poi ci saranno i libri di storia a sintetizzare.
Bello il cast importante e corale composto da un fedelissimo di Berg come Mark Wahlberg nei panni di Tommy Sauders, sergente della polizia di Boston, John Goodman, Kevin Bacon, Michelle Monaghan (poco più che un’apparizione) e sopratutto J.K. Simmons, uno che quando manca – fosse anche solamente per un’inquadratura – si sente sempre.

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