District Zero

Zaatari è il secondo campo profughi più grande al mondo. Si trova in Giordania e raccoglie oltre 90 mila rifugiati siriani, la maggior parte donne e bambini. Maamun è uno di questi. Con il figlio è fuggito dal suo paese e ora nel campo gestisce un negozio di telefonini: li ripara, ricarica batterie e tiene in vita gli unici collegamenti che gli altri rifugiati hanno ancora con la Siria. Nel campo profughi sono in molti a frequentare il suo negozio e grazie alle loro schede di memoria scopriamo com’era la loro vita in Siria un tempo: felicità, routine, vita familiare, ma anche guerra, distruzione, conflitti e terrore. Quando Maamun decide di acquistare una stampante per le fotografie contenute nelle memorie dei telefoni ecco che i rifugiati potranno riportare in vita e toccare fisicamente i loro momenti felici.
Distric Zero girato a Zaatari nel marzo del 2015 dalla coppia di documentaristi Pablo Iraburu e Jorge Fernandez Mayoral, evoca l’idea delle vite dei profughi ferme a un “punto zero” a causa della guerra: vite in sospeso tra un presente consapevole della sua precarietà e un futuro opaco. Così, la serenità è rappresentata dal passato i cui ricordi rimangono l’unica boa per la sopravvivenza.
Il lavoro di Iraburu e Mayoral è un docu film sincero, accorato e a tratti emozionate. Forse un po’ troppo didascalico nella costruzione della storia, District Zero ha però nella capacità di composizione dell’immagina la sua forza prima che, accompagnata dalla partecipazione emotiva per la sorte dei rifugiati siriani, ne fanno una testimonianza fondamentale e imperdibile.

https://i2.wp.com/www.districtzero.org/images/gallery/3grande.jpg
District Zero è stato prodotto nella cornice della campagna You Save Lives, lanciata da Oxfam e Commissione Europea per dare un volto e rendere visibili i 59,5 milioni di rifugiati e sfollati presenti oggi nel mondo, a partire dalle tre peggiori crisi del momento: in Siria, dove da quando la guerra civile è iniziata oltre 4 anni fa, si contano 11,4 milioni di profughi, vale a dire metà della popolazione del paese; in Sud Sudan, uno dei paesi più poveri del mondo, dove in poco più di un anno di conflitto, siamo già a 2 milioni; e in Repubblica Centrafricana dove la guerra ne ha provocati 860.000, con metà della popolazione, 2,7 milioni di persone, dipendente dagli aiuti alimentari, ed tasso di malnutrizione nei bambini sotto 5 anni pari al 40%, uno dei più alti al Mondo.
La campagna è sostenuta da una piattaforma digitale che raccoglie le storie e le testimonianze di chi ha dovuto partire dalla propria terra alla disperata ricerca di un rifugio: donne, uomini, vecchi e bambini costretti a salvarsi la vita nella disperazione della fuga, privi di ripari, coperte, vestiti, cibo e acqua, come di sicurezza e protezione, di lavoro, istruzione e denaro per sopravvivere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...