L’amant double

In un modo o nell’altro il tema del doppio torna spesso nel cinema di Ozon. Pensiamo solamente ai più recenti Nella casa, Giovane e bella e Una nuova amica, l’essere uno ma anche altro piace al regista francese: il doppio come altro da sé e dal quale essere attratti e terrorizzati allo stesso tempo.fotob_12062.jpg

Chloè ha venticinque anni, è bella, sola e soffre di un mal di stomaco di origini psicosomatiche, dice lei. Frutto probabilmente di un rapporto mal vissuto con la madre, racconta la ragazza al professor Paul Meyer, lo psicologo al quale chiede aiuto. Ma seduta dopo seduta tra i due scoppia l’attrazione e poi l’amore. Così, mandando a monte ogni etica professionale, Meyer decide di andare a vivere con Chloè che nel frattempo pare guarita dalla terapia. Ma la convivenza con il dottore presto si rivela meno semplice del previsto perché l’uomo nasconde un segreto e neanche uno qualunque: esiste infatti un altro Meyer, gemello di Paul, Louis, che pare la versione in negativo del primo. Conosciuto Louis, Chloè decide di intraprendere una relazione anche con lui così da completare l’immagine dell’uomo che ama. Ma questa via nasconderà a sua volta insidie e misteri che faranno precipitare la ragazza in un vero e proprio incubo.

Francoise Ozon con L’amant double decide di giocare con il cinema mascherandosi di volta in volta da Cronenberg (Gemelli e Brood), Polanski (Rosmary’s Baby), De Palma (Sorelle) e immancabilmente Hitchcock (Vertigo e Marnie), ma rimanendo innegabilmente Ozon. Il film, tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates Lives of the twins, è un raffinato esercizio di stile, abbastanza fine a se stesso, che deve aver divertito tantissimo il regista mentre lo realizzava. Dentro c’è tutto il suo cinema e il cinema che ama e ha amato. C’è commedia, c’è dramma, horror, eros e mistero. E dentro c’è la giovane attrice Marine Vacth, da lui scoperta in Giovane e Bella, e Jacqueline Bisset vero e proprio monumento alla bellezza francese. Purtroppo dentro L’amant double c’è troppo, tanto da sopprimere anche il buono che nel film c’è. E allora è forse questo che ci vuole dire il regista con il suo epilogo: dentro di noi ci sono tanti altri da noi che vorrebbero uscire, ma che spesso finiscono per essere cannibalizzati e spariscono, lasciando un senso di incompiuto ad aleggiare nell’aria.

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Warner a Lucca Comics

Tre dei colpi che la Warner Bros. si teneva in serbo per l’annata 2017/18 li ha già esplosi. E anche in modo fragoroso: Dunkirk, Blade Runner 2049 e It hanno rappresentato tre successi mondiali tali da far stare tranquilla la casa di produzione e da mettere da parte risorse per il resto. Ma a Lucca Comics 2017 la Warner ha deciso di calare gli ultimi assi e presentare il resto della stagione.Il primo ad arrivare nelle sale a metà novembre sarà l’atteso kolossal Justice League, la squadra di supereroi capitanata da Batman e che vede Wonder Woman, Flash, Aquaman e Cyborg nel gruppo. A Lucca è stata presentata in anteprima una scena in cui si vedono i cinque agire come una vera e propria squadra per sopperire alla mancanza di Superman e per difendere la Terra da un cattivo potente come pochi. Spettacolare e fracassone come deve essere un film del genere, Justice League sembra mantenere le attese e soprattutto il marchio di fabbrica DC. Ma, come annunciato, il film sulla Lega dei supereroi è solamente il primo di una serie di film dedicati ai suoi componenti. Il prossimo infatti sarà Flash, poi Aquaman diretto da James Wan, infine sarà la volta della seconda avventura di Wonder Woman.

Altro titolo spettacolare molto atteso è Jumanji: benvenuti nella giungla. Dal trailer il seguito del film interpretato da Robin Williams nel 1995 appare fondamentalmente divertente e scanzonato ( la presenza di Jack Black è una benedizione), capace di fondere avventura, effetti speciali e cialtronaggine senza paura. Quattro studenti, ben diversi tra loro, in stile Breakfast Club finiscono in punizione e costretti a condividere lo spazio stretto di un magazzino della scuola. Per trascorrere il tempo rispolverano un vecchio videogioco e ne finiscono risucchiati e trasformati in personaggi ben diversi da quello che sono in realtà. Interessante.

Ancora avventura con un altro remake: Tomb Rider con Alicia Vikander nel ruolo di Lara Croft che fu già di Angelina Jolie. Spettacolo assicurato.

Convince poco il remake di un film che già nel 1990, malgrado un cast con Julia Roberts, Kiefer Sutherland e Kevin Bacon, non era parso granché: Flatliners-Linea Mortale. La storia è quella di un gruppo di medici che decide di sperimentare su di se la morte indotta per scoprire cosa ci attende nell’aldilà. A guidare il cast questa volta Ellen Page.

Nel listino Warner anche altri thriller-horror tra i quali The Nunny, una commedia politicamente scorretta come Due figli di … con Owen Wilson e Ed Helms alla ricerca del vero padre biologico e all’imbarazzante scoperta del passato quantomeno libertino della madre (Glenn Close).

Per i più piccoli – e non solo – Hotel Transylvania 3 ancora sulle avventure della famiglia Dracula. Il film, previsto per la prossima estate, è stato introdotto da un cortometraggio in cui Nonno Dracula cede alle richieste del nipotino e gli regala un gigantesco cucciolo di cane.

Star Trek Discovery: Lucca Comics 2017

 Sono più di 800 le ore di Star Trek girate per il cinema e la televisione e se uno si volesse mettere alla pari con tutta la produzione che dal 1966 ha affascinato generazione dopo generazione ci impiegherebbe più di un mese. Ininterrotto. Netflix doveva aver ben presente la situazione quando ha deciso di produrre la sesta serie delle avventure galattiche: un passato ingombrante alle spalle e una frotta di fan pronti a amare (o odiare) le nuove avventure. Star Trek Discovery è ambientata dieci anni prima della serie originale degli anni Sessanta e in questa prima serie l’equipaggio della Discovery intraprende una pericolosa missione per tentare di porre fine alla guerra in atto tra la Federazione dei pianeti e l’Impero Klingon.A Lucca Comics 2017 sono arrivati in quattro dalla navicella Discovery: Sonequa Martin Green. (già apprezzata in The Walking Dead, che interpreta l’ufficiale Michael Burnham), Jason Isaac (Saru), Shazad Latif (Ash Tyler) e Aaron Harberts, uno dei produttori.


“E’ vero che sono tante le ore di girato che ci hanno preceduti – ammette proprio quest’ultimo alla conferenza stampa – ma noi come scrittori abbiamo quello che rimane come filo comune che è lo spirito di Star Trek: idealismo pace e felicità. Ogni serie del passato è stata caratterizzata dal fatto che trattava temi sociali attuali, così ci siamo concentrati sul nuovo che sarebbe arrivato.

“È vero. – aggiunge Jason Isaac – il messaggio di Star Trek è che non ci sono barriere. La serie insiste affinché le persone stiano insieme, razze e nazionalità differenti, e parla di scoperta e di come si possano superare i confini, ed è bello che si riesca ad ottenerlo. Spero che anche gli spettatori italiani capiscano e apprezzino il messaggio.

Le nuove avventure sono però anche un racconto di guerra.

“Volevamo fare vedere i due lati fronti differenti dei combattenti – aggiunge il produttore Harberts – I Klingon sono una parte importante della storia. Temono perdere le loro origini, così siamo stati molto attenti a tutto quello che riguarda quella cultura e il linguaggio in particolare. Gli attori che recitano in klingoniano parlano una lingua con dei codici precisi, tanto che esiste un esperto che controlla anche la correttezza dell’uso della lingua”.

Uno dei personaggi più interessanti è senza dubbio quello interpretato da Sonequa Martin Green: “A me piace entrare nel personaggio – ha raccontato – e come lei ho dei saldi principi, che mi piace mantenere anche nella realtà. Sono molto fortunata a poter interpretare due personaggi femminili importanti, sia qui che in The Walking Dead. Due donne simili perché forti, due donne che hanno un grande potere ma sono anche vulnerabili. Non bisogna aver paura ad apparire vulnerabili. In genere penso sia un privilegio dare voce a un ruolo femminile e che questi siano sempre più importanti e complessi. E per questo devo ringraziare Aaron lo sceneggiatore”.

Tutti i personaggi hanno lati positivi e negativi, anche quelli che sembrano più granitici di altri, come Ash Tyler: ” Io non giudico il mio personaggio – ha ammesso l’attore Shazad Latif – Credo che ognuno quando si alza la mattina pensi di essere una buona persona, poi quello che fa è diverso. E così anche i personaggi di una serie. Una delle cose più belle di questa serie è che riflette i nostri tempi complessi, così i nostri personaggi fanno anche cose di cui poi magari si pentono. Ma le contraddizioni sono anche la bellezza della storia, e la serie ci permette di sviluppare tutte queste contraddizioni interne”.

Dopo l’entusiasmo per il buon riscontro della serie, arriva il timore di venire risucchiati da un successo cannibale. “Ci vuole un po’ di tempo per capire dove ci siamo immersi – racconta Jason Isaac – Io ho partecipato ad altre serie successo e ho visto attori diventare celebri in breve. Quello che ci salva è che le nostre vite rimangan normali, grazie anche a Sonequa che ci invita a cena e ci riporta sempre con i piedi per terra facendoci sentire come fossimo una sola famiglia”.

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Strangers Things 2 – Lucca 2017

Natalia Dyer, Charlie Heaton, Joe Keery e Linnea Berthelsen sono quattro giovani attori, anche se in realtà sono qualcosa di più. Infatti, sono le star di Stranger Things, una delle serie Netflix più fortunate e giunta in questi giorni alla sua seconda stagione.Stranger Things è una serie che mescola avventura, paranormale e una spruzzata di horror in salsa anni Ottanta: una ricetta che funziona bene e che in tante occasioni (da Super 8 fino al recente It, passando attraverso I guardiani della Galassia) ha dato ottimi risultati. In questo caso straordinari, perché inaspettati. Almeno nelle dimensioni.

“E’ vero – ha ammesso Joe Keery che, insieme agli altri tra attori, abbiamo incontrato in occasione di Lucca Comics 2017 -, il successo è arrivato inaspettatamente. Ho notato che era aumentata la fama quando mi hanno riconosciuto in Spagna e mi sono stupito. Il successo della serie credo dipenda dal fatto che coinvolge diverse generazioni, quella degli anni Ottanta e quelle più giovani, e che entrambe riescano a ritrovare qualcosa di loro nei vari personaggi interpretati. Per farci entrare meglio nella parte i fratelli Duffer, ideatori della serie, ci hanno mostrato film come I Goonies e Indiana Jones e fatto prendere dimestichezza con degli oggetti dell’epoca. A me per esempio hanno dato una reflex per scattare delle fotografie e regolarmente dimenticavo di inserire il rullino…


La serie è arrivata al suo secondo capitolo e i personaggi naturalmente sono cambiati. “Il mio personaggio si è evoluto molto nelle due stagioni – afferma Natalia Dyer – mi spiace solo abbia poche amiche e io sono molto diversa da lei”. Anche Linnea Berthelsen, nuova arrivata della seconda stagione, ha fatto fatica ad apprezzare il suo personaggio “E’ stato faticoso a farselo piacere – ha ammesso – ma ora amo la sua determinazione e non mi piace soltanto che faccia fatica a rapportarsi con gli altri” . 


Chi invece è evoluto maggiormente è il personaggio interpretato da Charlie Heaton, dei quattro quello sicuramente più a suo agio di fronte alle domande incrociate: “Nella prima stagione era concentrato su se stesso – racconta nella conferenza stampa – Mi piace invece che impari, anche grazie alla relazione con Nancy, e arrivi a capire gli altri. Sicuramente il personaggio di Steve evolve: nella prima serie fa cattive azioni, ma non capisce quanto siano meschine perché è egocentrico. Nella seconda, a seguito della rottura con Nancy e del trauma vissuto nella prima serie il personaggio cresce e prende una direzione diversa: da ragazzino egoista diventa più maturo e altruista. Diventa più uomo”

Appuntamento al parco 

Hampstead Heat è una delle aree verdi più grandi di Londra nonché una delle zone più ricche di tutta la città. E Emily Walters, rimasta da poco vedova, ci vive tutta sola nel bell’appartamento lasciatole dal marito. Ma l’uomo le ha lasciato in eredità anche un sacco di debiti che la donna si trova a dover colmare attingendo dal suo patrimonio. Che velocemente si sta prosciugando. Un giorno, rovistando nella soffitta alla ricerca di qualche oggetto da vendere per racimolare qualche sterlina, Emily scova un vecchio binocolo e si mette a curiosare nel bel parco vicino casa. E, nascosto tra le fronde, scopre l’esistenza di Donald Horner, un uomo che da 17 anni ha deciso di abbandonare la vita civile per rifugiarsi a vivere tra gli alberi in una casa costruita con pezzi recuperati tra i rifiuti. Emily e Donald, due anime che il destino ha voluto che si incontrassero sebbene apparentemente istanti e diverse. La donna lentamente si avvicinerà alla sua visione del mondo meno legato alle cose terrene, l’uomo invece abbandonerà un po’ della sua diffidenza nell’umanità diventando meno scontroso. E, naturalmente, i due finiranno per innamorarsi.


Ispirata alla vera storia del senzatetto “Harry the Hermit”, Appuntamento al parco è un’innocua commedia romantica della terza età in cui Diane Keaton interpreta il suo personaggio tutta vestiti eleganti e informali e Brendan Gleeson quello dello scorbutico dal cuore d’oro senza sforzarsi troppo di inventare qualcosa. Che poi è la scelta stilistica dell’inglese Joel Hopkins (Oggi è già domani), uno specializzato nel genere e in messaggi ottimistici per un pubblico agée.

 

 

Un profilo per due

Il cinema è sempre più attento alle tematiche della terza età: sarà perché il pubblico sta alzando la media, o perché il filone giovanilista sta finendo la sua spinta propulsiva partita negli anni Ottanta. Forse pensandoci bene, quelli che in quegli anni erano ancora giovani ora sono diventati più âgée e di conseguenza sono gli stessi con occhi diversi. Insomma, sarà quel che sarà, sta di fatto che il canuto piace, in qualsiasi salsa tu lo metta. Ci deve aver pensato anche Stephane Robelin, regista francese di E se vivessimo tutti insieme?, che dopo aver raccontato la comune di anziani ha scelto ancora un ottantenne come protagonista della sua ultima commedia, Un profilo per due.
“Sento un legame con gli anziani – ha affermato Robelin – Mi piace immaginare quali siano le loro storie. Quando si invecchia tutto diventa più complicato. Si attraversa una nuova fase della vita, si cercano soluzioni e si combattono nuove battaglie. Per me la definizione di eroe è qualcuno che combatte e accetta un certo numero di cambiamenti nella propria esistenza”.

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E a Pierre, ottantenne, il cambiamento arriva attraverso un computer regalatogli dalla figlia per cercare di stimolare la sua curiosità e farlo uscire dall’apatia in cui era caduto dopo la morte della moglie. Per imparare a usare il computer viene assoldato Alex, trentenne disoccupato compagno della nipote. A Pierre, affascinato ancora dal precedente fidanzato della ragazza, viene nascosto il legame e Alex fatica non poco a vincere le diffidenze dell’anziano. Una volta scoperto come muoversi sul pc, Pierre si getta con entusiasmo in un sito di appuntamenti on line e qui, grazie anche alla sua gentilezza d’altri tempi, conquista il cuore di una giovane belga che gli chiede un appuntamento. A questo punto Pierre dovrà convincere Alex a presentarsi a suo posto e recitare la sua parte.
Variazione sul tema di Cyrano di Bergerac, Un profilo per due è una commedia divertente e garbata come i suoi interpreti Pierre Richard (La capra, successo francese degli anni Ottanta) e Yaniss Lespert (Cena tra amici) che duettano piacevolmente senza mai pestarsi i piedi.Tra loro la splendida presenza in bianco e nero di Macha Meril. Certo, il film non brilla per originalità, ma mantenere lo stile senza mai cadere nel becero (anche quando certe situazioni lo farebbero temere), non è cosa da poco.

Winter Brothers

È l’opera prima dell’islandese Hlynur Pálmason ad aprire la corsa al Pardo d’Oro della 70esima edizione del festival di Locarno. Ma Winter Brothers è qualcosa di più di un semplice film d’esordio perché il regista decide di spiazzare lo spettatore mescolando tempi e punti di vista narrativi, di sovrapporre la realtà al delirio e di rappresentare una drammatica storia scevra d’amore con qualche nota di humor nero. Insomma, il poco più che trentenne Pálmason azzarda un all in che lascia ben sperare per il futuro.Emil lavora col fratello maggiore Joahn in una fabbrica di calcare sperduta nel freddo danese: spaccano pietre in cunicoli bui per gettarle tra i denti d’acciaio di un rotore gigante. Ogni giorno, per tutto il giorno. Alla fine della giornata i due tornano nelle loro case di cantiere il primo a distillare un beverone prodotto con delle sostanze chimiche rubate in fabbrica, il secondo tra le braccia della sua ragazza. Dei due è Emil il più disadattato: solitario e introverso coltiva il sogno semplice di avere “amore e sesso, come tutti”, dice; invece si troverà odiato e licenziato dal posto di lavoro perché il suo distillato ha causato la morte di un suo compagno. Come reagirà alla cosa?

Winter Brothers non è un film facile, sia per l’assenza di colonna sonora musicale (anche se il sonoro tutto fatto di rumori industriali e naturali è una delle cose più affascinanti del film), sia per la manifesta volontà di essere anti consolatorio. Per il suo esordio Palmason sceglie la sua faccia più sgradevole e ruvida decidendo di riempirci di dubbi e non fornendo risposte. Il finale aperto e la mancanza di linearità della narrazione ci lasciano così sospesi tra i ghiacci, il freddo, lo squallore e la solitudine totale di un mondo in cui anche due fratelli, per riuscire ad avere un contatto umano tra loro, devono finire a picchiarsi a morte.