Salvatores a Lucca Comics 2016

L’idea prima è quella di creare l’attesa per la prossima uscita de Il ragazzo invisibile 2 di Gabriele Salvatores. Poi, in realtà, l’occasione diventa il modo di parlare di cinema e delle sue trasformazioni. Al Lucca Comics 2016 non c’è solamente il regista Oscar per Mediterraneo, ma anche Victor Perez (Star Wars Rogue One) direttore effetti visivi, per intenderci gli effetti che si realizzano dopo quelli speciali“Ogni sequel risulta sempre un problema – ci dice Salvatores – perché bisogna portare avanti una storia iniziata e inventare qualcosa di differente. In questo caso ci siamo trovati davanti la necessità di reinventare un mondo: quello visto dagli occhi di un 14enne è diverso da quello di un 17enne. E gli effetti speciali necessari sarebbero stati diversi”.

” Abbiamo fatto un esperimento per il cinema italiano – racconta Perez – non limitandoci al classico Green screen, ma arrivando alla creazione digitale di un personaggio reale. Una sequenza particolarmente pericolosa per l’attore, per esempio, l’abbiamo realizzata completamente in grafica. All’inizio eravamo timorosi e pensavamo di fare una scena breve poi ci siamo entusiasmati e abbiamo realizzato una sequenza lunga, mai vista prima nel cinema mondiale, non solo italiano”.

Ma come sarà questo capito secondo?

“Sarà un film più spettacolare, adulto e dark rispetto il primo – dice ancora il regista – Devo ancora finire di girarlo, ma pare stia venendo proprio bene. Temi affrontati più in profondità: per esempio il rapporto del ragazzo con le due madri, quella biologica che lo rivorrebbe e quella adottiva. Poi arriva anche una sorella che destabilizza ancora di più il nostro eroe”

Natasha, la sorella, sarà uno dei personaggi centrali del film: la ragazza ha subito violenze e umiliazioni di ogni tipo ed è leggermente arrabbiata. È la testa calda della coppia di supereroi e ha il potere del fuoco. Il film, girato tra Trieste, Roma e Malta è costato poco più di otto milioni di euro: cifra importante per il cinema italiano, ma pari a un trentesimo di un qualsiasi film Marvel. Già dai tempi di Nirvana, Salvatores ha sempre avuto un debole per gli effetti speciali al cinema. Lavorare in questo modo cambia rapporto sul set? 

“In realtà in Italia abbiamo due grossi genitori: neorealismo e commedia italiana. Ma nella tradizione letteraria ha sempre avuto un grande apporto del fantastico, pensate a Dante e Ariosto. Abbiamo dovuto rompere il muro di indifferenza del nostro sul fantastico e sulla commistione di genere. La base è sempre la sceneggiatura, ma il bello poi è improvvisare: nel senso adattarsi alle circostanze e creare qualcosa di nuovo. È un po’ la via italiana gli effetti speciali. Il cinema americano in questo è più rigido”.

Il futuro del cinema potrebbe essere quello virtuale?

“Ogni tecnologia va benissimo, ma se metti lo spettatore al centro della scena cambia la prospettiva del film. Per me – conclude Salvatores – il cinema è lo sguardo di alcune persone dentro un quadratino. Cioè qualcosa di estremamente personale. Il cinema virtuale è più vicino ai videogiochi che al cinema. La libertà sta nello spazio vuoto tra immagine e percezione. Se metti lo spettatore al centro in realtà gli togli libertà”.

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